Maggionitario Rai

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Giuseppe Mele

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La Rai volta pagina dopo le nuove nomine del 6 agosto. Il relativo sito web ci ha messo un mese a inserire il nuovo DG Campo dell’Orto. L’organigramma sul sito ufficio stampa Rai, non indica ancora né lui né la neopresidente Maggioni al posto dell’ex DG Gubitosi e dell’ex presidentessa Tarantola. Segno dell’irrilevanza che per la Rai continua a rivestire il web.Naturale in un’azienda editoriale caratterizzata da personale anziano come si è affrettato a denunciare il nuovo DG, proveniente da Mediaset, Music Television e La7 giovanilistica della prima versione TelecomItalia. La nuova squadra Rai ha un vertice più trendy ed un corpo più di addetti ai lavori del passato. Nel nuovo Cda i giornalisti sono la metà (Diaconale, Mazzucca, Freccero, Siddi), mentre nel 2009 non ce n’era uno, nel 2005 c’era solo Malgieri e nel 2003 ne passarono velocemente tre (Mieli, Annunziata e Veneziani).

Accanto agli specialisti, gli amici di merenda del premier. È il risultato naturale della cosiddetta lottizzazione che non è altro se non la scelta dei partiti. Fuori da quella, resterebbe solo l’opzione familiare, come nelle aziende.
Resta il must del duo di genere. Presidentessa come le Annunziata e Moratti, la Maggioni sostituisce l’anonima, incongruente ed anodina presidentessa Tarantola, celebre per venire confusa sistematicamente con la Montalcini. Giocata la carta del vertice, per la giornalista top, dalla carriera tutta interna alla Tv di Stato, per il resto la quota rosa langue. Simbolica, a sinistra, la sostituzione della Tobagi con la Borioni, promossa sul campo a critica d’arte, che non abbassa il livello per mera impossibilità intrinseca.

Il nuovo vertice avrà a che fare con l’incompiuta riforma Rai. Le nomine sono avvenute sempre con la legge Gasparri, più vitale di quanto non ne pensino i detrattori. Non è passato in Parlamento l’intervento più importante, quello della rimodulazione del canone Rai, oggi evaso per 450 milioni, superiori al rosso da 350 milioni dell’ultimo lustro.
Sotto i predecessori, la presidente ex Bankitalia e il Dg ex Wind, non si sono concretizzate né la riduzione da tre a due delle rooms giornalistiche; né il cambiamento dei poteri del DG e del Cda. La tiritera etica ha mantenuto stipendi da 700 milioni per il DG e 200mila per la presidente. La semiprivatizzazione di Raiway è stata condotta sotto la solita tara politica che castra il digitale italiano ritardando il naturale matrimonio tecnologico tra Tv e Internet.

Il servizio pubblico è scivolato nel concetto incompreso. Basti pensare al popolare show sportivo del calcio, le cui trasmissioni sono a metà serraglio per le mise da night di improbabili giornaliste che non si capisce perché se ne occupino e per l’altra metà ostaggio di giovanotti competenti di tirate antirazziste. Meno male che ai contenuti giornalistici, ci pensano per obbligo contrattuale dei club, gli allenatori.
L’incarico di presidente, in 35 anni, è stato per i giornalisti soprattutto un riconoscimento alla carriera (vd. Garimberti e Curzi). Per altri, l’occasione di un volante protagonismo (Dematté, Siciliano, Zaccaria) ed un cimitero per elefanti politici (Manca, Emiliani, Petruccioli, Baldassarre). Come per la Moratti e Zavoli, per la Maggioni è invece un trampolino per nuovi incarichi.

La neopresidente non ha mai badato troppo a popolo ed audience, che per il suo Rainews24 è addirittura peggiorato, quanto all’equilibrio delle relazioni, tra destra cui si è appoggiata e sinistra che non si è inimicata; ospite del club Bilderberg come la Gruber, non ha subito l’attacco dei Paragone. Le sue grandi interviste degne della Fallaci sono meno note al grande pubblico che ai vertici Usa che la preferiscono all’inviata Rai Botteri, malgrado questa sia sempre inginocchiata davanti ad Obama.
Non è stata distrutta nell’immagine dalla Guzzanti come avvenuto alla Carfagna, da Sorrentino come capitato alla Berlinguer, dal pubblico web come successo alla Ferrari, dalla propria fazioneria caduta sul capo della Dandini. È un esempio per le più giovani, nell’Italia tornata dorotea, si vince così.

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